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    La breve storia di un biglietto da visita

    Roberta S / 9 Settembre 2019 / Graphic design

    Ti sei mai chiesto che fine fa un biglietto da visita quando lo consegni nelle mani di un’altra persona? Dove finisce? Che viaggio compie? In questo post vorrei provare a immaginarlo.

    La sua storia inizia dentro una scatola al buio, se ne sta lì impilato insieme ad altri 999 biglietti identici. Profuma ancora di inchiostro. Attende.

    Quel bigliettino, se ben progettato ti rappresenterà agli altri. Racconterà di te e della tua attività professionale, non sarai più un John / Jane Doe su un insignificante mockup: avrai un nome, una personalità. La tua identità aziendale, grazie a quei biglietti, inizierà a viaggiare per il mondo.

    Quel piccolo pezzetto di carta uscirà dalla tua tasca, dalla tua borsa, verrà preso dalla tua scrivania, da uno stand, a un evento. Verrà pescato da un mazzetto di suoi simili su un banco. Chiunque lo prenda ti conosce o vorrebbe conoscerti, vuole ricordarsi di te, avere maggiori informazioni, contattarti in seguito.

    Viaggiare di mano in tasca

    A questo punto della storia il tuo biglietto è arrivato nelle mani di un’altra persona. Con molta probabilità finirà nella tasca della giacca, dei pantaloni, di una borsa, nel portafoglio. I più fortunati vedranno la luce sopra una scrivania o finiranno in un raccoglitore con tante tasche trasparenti, insieme a tantissimi altri suoi simili.

    Il tuo biglietto ha compiuto la sua missione, ha svolto il suo compito; giace sul tavolo del tuo potenziale cliente. Ha avuto il suo momento di notorietà e ora potrebbe cadere nell’oblio ed essere dimenticato.

    Il biglietto da visita: tuo silente alleato

    È fondamentale progettarlo in modo che ogni volta che un tuo potenziale cliente lo vede, si ricordi di te, di come lavori, di quanto sei stato cordiale e professionale e soprattutto di quanto potresti essere utile. Quel biglietto da visita deve in qualche modo riattivarsi, come se avesse un comando a distanza che lo riaccenda, ogni volta che viene osservato o preso in mano.

    Nell’era digitale molte persone hanno iniziato a sottovalutarne l’importanza, ritenendolo ormai superfluo. Si sbagliano. Quando un biglietto da visita è ben progettato, saprà distinguersi dagli altri, ricordando al cliente di te. Avrà tutte le informazioni che permetteranno di trovarti e contattarti. Finirà spiegazzato, forse sbiadito, sgualcito, con un angolo strappato ma parlerà ancora di te.

    Nella cultura giapponese lo scambio del biglietto da visita è un rituale molto importante, ha addirittura un nome: meishi koukan. Ha regole ben precise che vengono seguite ed eseguite, teatralmente, alla lettera. Il biglietto da visita rappresenta la chiave d’accesso per conoscere l’interlocutore e nessun affare può avere inizio prima dello scambio. Lo scambio infatti, sancisce l’inizio della relazione lavorativa.

    Il biglietto da visita, quel piccolo pezzetto di carta che ti sembrava insignificante, ha invece un’importanza cruciale. Sei tu. Tu nel mondo del business. Ancor prima che tu apra bocca, lui avrà già raccontato chi sei.

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