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    I messaggi dietro la comunicazione: l’esperienza in Russia

    Roberta S / 22 Ottobre 2019 / Design, Graphic design

    Segni e simboli apparentemente univoci e universali da essere considerati quasi scontati, ma che, in effetti, possono non essere poi così ovvi. Gli umani hanno effettivamente comunicato con concetti visivi, per migliaia di anni e ora, che la comunicazione è diventata così importante per la società, l’esperienza di cosa e come comunichiamo, non è mai stata così rilevante.

    Quand’ero in accademia, uno dei corsi che maggiormente mi aveva affascinato, era quello si semiotica del design. L’uso dei segni per aggirare gli ostacoli che la lingua ci presenta, per informare o aumentare l’usabilità di un prodotto o di un’azione. L’obiettivo finale dell’uso di simboli è di rendere le cose più semplici per le persone. Alcuni designer li progettano così bene che, alla fine, diamo per scontato il “comunemente capito“. Non dovremo farlo.

    Qualche anno fa, ho avuto la (s)fortuna di lavorare qualche tempo in Russia e Mosca, in particolare, mi ha dato molto da riflettere, dal punto di vista visivo, linguistico ed esperienziale. In questo post vorrei condividere un particolare caso e modo di progettare la comunicazione, che proprio a Mosca, ha avuto un forte e inaspettato impatto sulla vita e sull’esperienza delle persone.

    Выхода нет (No Exit)

    La metropolitana di Mosca è una vasta e profonda rete, che serpeggia e si districa sotto la città. Una città al disotto della città. Prima di tutto i treni, anche i più vecchi, hanno il WiFi, fornito dal gigante della tecnologia russa Yandex. A Roma se becchi mezza tacca di segnale, vai al Divino Amore a lasciare un ex voto! Comunque tornando a Mosca, le stazioni e i treni più recenti, dispongono addirittura di porte di ricarica USB. Da noi neanche su Trenitalia..

    Come ogni metropolitana anche quella di Mosca pullula di segnaletica: uscite, numero di binari, direzioni, toilette ecc. Penserete che questi segnali siano simili ai nostri o simili a quelli di New York, Londra o mille altre città del mondo, ma non è così. Alcuni segnali non sono universali, soprattutto quelli relativi alla sicurezza. Un’anomalia, un’atipicità. La teoria che non si applica alla pratica. Sicurezza e comportamenti da evitare, dovrebbero essere segnalati in maniera universale e comprensibile da tutti. Per i russi evidentemente, in progettazione, farsi capire non era così rilevante.

    Questo perché lingua e cultura svolgono evidentemente un ruolo più profondo. Quando si viaggia in metropolitana, leggere la scritta ‘No Exit’ ci da un’informazione universale. La scritta No exit è comprensibile e percepita ovunque. Nessun viaggiatore si dirigerebbe mai in quella direzione.

    Ma nella metropolitana di Mosca tutto è diverso, in russo “No Exit” (“Выхода нет”), evoca connotazioni più profonde ed esistenziali. “Nessuna uscita” non può essere tradotto se non con: “Nessuna fuga“, “Nessuna soluzione”, “Nessuna via d’uscita“. Una sfumatura linguistica sottile, che ha reso il cartello “No Exit”, un potenziale pericolo subliminale per alcuni passeggeri locali.

    No Through Way (“Нет прохода”)

    Tra il 2005 e il 2008, la segnaletica che indicava i punti cechi, complice forse lo stress emotivo provocato dalla crisi economica o da una politica piuttosto repressiva, ha fatto lievitare il numero di viaggiatori suicidi, tanto che l’azienda di trasporti, è dovuta tempestivamente intervenire per risolvere il problema. Il segnale No Exit è stato sostituito con il più soft: “No Through Way” (“Нет прохода”).

    A questo punto vi starete chiedendo perché ho voluto scrivere questo post e qual è il suo fine. Il fine è rimarcare la necessità, quando si progetta, di essere sicuri di esprimere il giusto concetto. Di scegliere la comunicazione adeguata. Ogni lavoro che facciamo ha uno scopo e lancia un messaggio ai vostri utenti. Quando si realizza qualcosa, l’esperienza utente è fondamentale e il messaggio che resta dev’essere sempre positivo e universale. Deve essere capito da tutti. Altrimenti sarà sembra senza via d’uscita.

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