Allacciate le cinture, questa volta la sicurezza non passa per un clic metallico, ma per il modo in cui i vostri occhi scansionano la strada attraverso il cruscotto.
A poco meno di un anno dal suo centenario, Volvo ha deciso che anche la curva di una “a” deve superare un crash-test. Se pensavate che l’apice della protezione svedese fosse la cintura a tre punti, quel brevetto che Nils Bohlin ha regalato al mondo nel 1959 per salvare vite anziché accumulare royalties, preparatevi: oggi la sicurezza si gioca sulla velocità con cui il vostro cervello elabora un’informazione digitale.
Volvo ha appena lanciato Volvo Centum, il suo nuovo font Sans Serif proprietario. Ma è vera ingegneria o solo una mano di cera su una carrozzeria che non ne aveva bisogno?

Immagine per gentile concessione di Volvo.

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Il “Motore” dietro il glifo: chi sono Dalton Maag?
Per un progetto di questa portata, Volvo non si è affidata a uno studio qualunque, ma ha bussato alla porta di Dalton Maag, la “boutique” di alta ingegneria tipografica con sede a Londra, famosa per trasformare l’alfabeto in uno strumento di branding globale. Se non avete mai sentito il loro nome, avete sicuramente letto il loro lavoro, perché sono lo studio che ha forgiato l’identità visiva di colossi che non ammettono errori.
Hanno creato il Booking.com Sans, progettato per la leggibilità estrema in contesti di prenotazione rapida e il BBC Reith, il carattere che garantisce autorevolezza e chiarezza su ogni piattaforma del network britannico. Portano la firma di Dalton Maag anche l’Ubuntu Font Family, un pilastro del mondo open-source dove la funzionalità è tutto e il Lush Handwritten, prova che sanno maneggiare anche l’emotività e il tocco umano, non solo la precisione millimetrica.
Affidarsi a loro significa una cosa sola: Volvo non voleva solo un bel font, voleva un sistema tipografico indistruttibile, capace di reggere l’urto di 35 lingue e di miliardi di interazioni umano-macchina.

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La Neuro-UX della guida: perché un font può salvarti la vita
Al volante non leggiamo come faremmo con un romanzo sul divano, diamo occhiate rapide, spesso disturbate da vibrazioni, riflessi e stanchezza. In Neuro-UX, questo si chiama glance-driven interaction. In quei pochi decimi di secondo, il cervello non analizza ogni singola lettera, ma riconosce la “sagoma” della parola. Se la sagoma è confusa, il tempo di reazione aumenta. E il tempo, a 130 km/h, è spazio di frenata.
La geometria contro l’affaticamento: aperture e glifi
Il Volvo Centum è stato progettato come un componente meccanico di precisione. Il segreto risiede nelle sue aperture estreme. Caratteri come la “c”, la “e” o la “s” sono disegnati con terminali molto distanti.
Perché? Per evitare il fenomeno del crowding visivo: se le lettere sono troppo chiuse, la vista periferica le percepisce come cerchi indistinguibili. Volvo Centum mantiene il “respiro” tra i tratti, garantendo che un avviso di pericolo sia leggibile anche con la coda dell’occhio.
Disambiguazione: la fine dei “gemelli diversi”
Uno dei problemi più comuni nelle interfacce digitali è l’ambiguità tra caratteri simili. Il Volvo Centum risolve il problema alla radice con una distinzione netta tra:
- Il numero
1, con un uncino pronunciato. - La
lminuscola, una linea pulita. - La
Imaiuscola, con grazie accennate o proporzioni differenti.
Sembrano un dettaglio da nerd della tipografia, ma in un momento di stress, eliminare il dubbio mentale significa abbassare i livelli di cortisolo del conducente.

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Anatomia tecnica: pesi, interlinea e rendering
Un font autorevole non è solo un disegno, è un sistema. Volvo Centum introduce il concetto di assetto variabile:
- Corpo e X-Height: l’altezza delle lettere minuscole (x-height) è stata aumentata rispetto al vecchio Volvo Novum. Questo permette al font di essere leggibile anche a dimensioni ridotte senza dover “ingrassare” troppo il tratto, mantenendo l’abitacolo visivamente leggero.
- Pesi adattivi: il sistema operativo dell’auto (basato su Android Automotive) non usa un solo spessore. Esiste una gerarchia che va dal Light per le informazioni di cortesia (il brano in riproduzione) al Bold per gli avvisi critici. La vera chicca? Il font è “variabile”. Può assottigliarsi di notte per eliminare l’effetto alone dei display OLED, garantendo bordi sempre nitidi.

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Il trend dei “Font in House”: chi altro corre in pista?
Volvo non è sola. La tendenza a produrre i propri motori tipografici è ormai un segno di maturità dei brand. Ecco chi altro ha abbandonato i font standard per soluzioni custom:
- Mercedes-Benz: utilizza l’MBType, un carattere più classico e autoritario che riflette il lusso tradizionale della stella.
- BMW: ha accelerato verso il futuro con il BMW Type Next, un font moderno, tecnico e quasi futuristico.
- Netflix: ha sviluppato il Netflix Sans non solo per estetica, ma per risparmiare milioni in licenze e mantenere un’identità globale unica su ogni dispositivo.
- Mozilla: ha creato lo Zilla Slab, un font che riflette l’anima aperta e tecnica del web, progettato per essere leggibile sia nei blocchi di testo che nel codice.
Perché lo fanno? Per l’efficienza di filiera. Produrre un font custom costa inizialmente molto, ma elimina le licenze milionarie pagate a fonderie esterne (come Monotype) per ogni singolo schermo o interfaccia prodotto. È, a tutti gli effetti, un passaggio dal leasing alla proprietà.

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Volvo Centum: è solo marketing o vera UX?
Ammettiamolo, chiamare un font “strumento di sicurezza” è un’operazione di comunicazione geniale. Ma c’è del vero. Se la leggibilità aumenta, il carico cognitivo diminuisce.
Come esperti di UX però dobbiamo sollevare una piccola critica: un font perfetto non cura un’interfaccia malata. Se per disattivare il mantenimento di corsia o regolare il clima devi ancora navigare in un labirinto di menu touch, il font più leggibile del mondo ti aiuterà solo a leggere meglio il nome del menu in cui ti sei perso. La vera sicurezza oggi resta sempre l’equilibrio tra digitale e fisico.
Pro
- Riduzione dello stress visivo in condizioni critiche.
- Identità svedese coerente: pulizia, ordine e funzionalità.
- Longevità: progettato per durare fino al centenario del brand (2027) e oltre.
Contro
- Rischio di “Blanding”: per quanto tecnico, somiglia a molti altri font moderni, perdendo un po’ di quel carattere unico dei vecchi loghi Volvo.
- Hardware-dependent: la sua magia dipende dalla qualità del pannello su cui è visualizzato.

Immagine per gentile concessione di Volvo.
Quindi, Volvo Centum è davvero a prova di UX?
Il Volvo Centum è un pezzo di alta ingegneria visiva, un assetto ottimizzato per la velocità del pensiero umano. È utile? Assolutamente sì. È marketing? Senza dubbio. Ma è quel tipo di marketing che poggia su basi scientifiche solide.
Il font è la nuova frontiera della sicurezza passiva. Ma ricordate: potete avere il carattere più nitido dell’universo, ma la miglior UX al mondo rimane quella che vi permette di tenere gli occhi sulla strada e le mani sul volante. Bellissimo lavoro sui glifi, Volvo, ma ora ridateci qualche pulsante fisico. Come ci insegna la NASA, in caso di pericolo nulla è meglio di un pulsante da schiacciare.
I tuoi font supererebbero un crash-test di leggibilità?
A volte basta un piccolo dettaglio per rendere l’esperienza dei tuoi utenti molto più sicura e fluida.
