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Marketing del lusso: cosa possiamo imparare da Laopu Gold

Marketing del lusso: cosa possiamo imparare da Laopu Gold

Ciondolo dorato a forma di zucca con diamanti e scettro ornamentale con sfera di cristallo e dettagli in oro.

Sono le undici di mattina di un martedì qualunque a Shanghai. Fuori da un centro commerciale di Jing’an, sotto una luce che non perdona, c’è una fila.Non è il giorno del lancio di un nuovo iPhone. Non c’è un’edizione limitata in scadenza. Non c’è nemmeno un cartello che spiega cosa si aspetta. Eppure quella fila c’è, ordinata, silenziosa, con la pazienza di chi sa esattamente perché è lì. Stanno aspettando di entrare da Laopu Gold.

Un brand di gioielleria cinese fondato nel 2009, che vende bracciali d’oro a prezzi che partono da cifre che farebbero impallidire qualsiasi gioielleria del corso principale di qualunque città italiana. E che nel 2025 ha triplicato i ricavi. Se pensi che questa sia una storia di lusso, hai ragione. Ma non nel senso che pensi.

Particolare di intarsio di anelli del brand di lusso cinese Laopu Gold

La storia e la cultura cinese intarsiati nei gioielli Laopu Gold.

Come Laopu Gold ha abbandonato la vendita a peso e conquistato un margine del 41%

Il mercato della gioielleria funziona da secoli con una logica che non ha mai avuto bisogno di essere spiegata: il prezzo segue il peso. Grammi per quotazione, più lavorazione. Trasparente, comparabile, uguale per tutti. Laopu Gold ha smesso di farlo.

Vende a pezzo, non a peso. Ogni gioiello ha un prezzo fisso, come un’opera d’arte, impermeabile alle oscillazioni del mercato dell’oro. La giustificazione non è estetica, è tecnica. I gioielli sono prodotti con la tecnica Gufa Jin (古法金), lavorazioni artigianali che il governo cinese ha riconosciuto come patrimonio culturale immateriale.

Non stai comprando oro. Stai comprando un processo che nessuna catena di montaggio può replicare. Questo sposta il frame della conversazione dal costo al significato. E quando il significato entra nel pricing, il margine smette di seguire le regole del settore. Il risultato è un margine lordo costante sopra il 41%, in un settore dove i grandi player si attestano tra il 20% e il 25%.

Persone in fila davanti all'ingresso dello store di Shanghai Laopu Gold

Clienti in fila nello store di Shanghai.

Distribuzione selettiva nel lusso: perché 45 punti vendita valgono più di 450

In un mercato globale dei gioielli che ha superato i 390 miliardi di dollari, la risposta istintiva di qualsiasi brand in crescita sarebbe aprire. Scalare. Distribuire. Laopu Gold ha meno di 45 punti vendita nel mondo. Tutti in posizioni chirurgiche, i centri commerciali ultra-premium delle metropoli cinesi, con espansioni misurate a Singapore e Hong Kong.

Quella fila fuori dallo store di Shanghai non è un fenomeno spontaneo. È il risultato prevedibile di una scelta distributiva deliberata. La scarsità non è una conseguenza della crescita, è una condizione della strategia. Alcuni store nel Q1 2025 hanno già superato l’efficienza per metro quadro di Hermès. Non è un’anomalia statistica, è la conseguenza matematica di una scelta distributiva deliberata. Quando entri in un loro store, l’unica cosa che desideri è non uscirne a breve. Vorresti restarci (quasi) per sempre.

E funziona perché in Cina il mercato del second-hand di lusso è un indicatore di brand health tanto importante quanto le vendite primarie. Un gioiello Laopu che mantiene o aumenta il valore sul resale è la prova più credibile che il brand non sta vendendo hype. Sta vendendo qualcosa di solido.

Particolare di un gioiello Laopu Gold che viene dipinto a mano.

L’esclusività dei prezzi viene anche dalla particolarità con cui sono prodotti i gioielli, come la tintura a mano.

Guochao e brand identity: quando il patrimonio culturale diventa leva di pricing

Il movimento Guochao (国潮) viene letto spesso in Occidente come una tendenza estetica: draghi, calligrafia, colori imperiali applicati a prodotti moderni. Una versione fashion dell’orgoglio nazionale. Laopu Gold lo usa in modo più radicale. La tecnica Gufa Jin non è un elemento di marketing aggiunto a posteriori. È la ragione per cui il prodotto esiste in quella forma. E questa coerenza strutturale è quello che i brand che cavalcano il Guochao esteticamente non riescono a replicare.

Puoi copiare un drago su un bracciale. Non puoi copiare una tecnica riconosciuta dal Ministero della Cultura cinese come patrimonio immateriale.

Su Xiaohongshu, la piattaforma dove la Gen Z cinese non cerca prodotti ma conferme identitarie, i gioielli Laopu non vengono postati come acquisti. Vengono postati come dichiarazioni. La differenza non è semantica: un brand che finisce nei post “cosa significa per me” invece che nei post “cosa ho comprato” ha già vinto la guerra del posizionamento prima ancora che inizi quella del prezzo.

Il risultato è visibile in un dato apparentemente impossibile: secondo i report di Bain & Company, la Gen Z cinese diventerà il principale motore del lusso globale entro il 2030 e Laopu Gold è già lì, con una customer base giovane che non ha richiesto nessun compromesso sul posizionamento. In un settore dove abbassare l’età media dell’acquirente significa quasi sempre abbassare il prezzo medio del carrello, questa è un’anomalia che vale la pena studiare.

Screenshot di contenuti social con influencer e gioielli Laopu Gold

Anche la presenza del brand sui social diventa una forma di lusso. Immagine: Financial Times.

Customer experience come architettura difensiva

In un mercato globale dove l’eCommerce rappresenta il 16,7% delle vendite di gioielli e, dove la pressione del digitale sta erodendo le marginalità dei retailer fisici, Laopu Gold sta costruendo un’esperienza che per definizione non può essere replicata su uno schermo. Acqua Evian. Cioccolatini Godiva. Lounge VIP. Non sono dettagli di hospitality. Sono segnali di valore deliberatamente accumulati per rendere l’acquisto fisico così denso di significato da rendere irrilevante qualsiasi comparazione di prezzo online.

In Italia il 78% degli acquisti di gioielleria passa ancora dalle gioiellerie fisiche. Quel dato non è una rassicurazione, è una finestra temporale. Laopu Gold sta dimostrando come si presidia prima che si chiuda.

Immagine di marketing del lusso con serie di anelli Laopu Gold e dragone sullo sfondo

La cultura cinese vive in ogni intarsio del gioiello. Immagine per gentile concessione di Laopu Gold.

I rischi del modello Laopu Gold che nessuno sta analizzando

Ricavi triplicati e una capitalizzazione tra i top performer del lusso a Hong Kong (HKEX: 6181) tendono a generare ammirazione acritica. Vale la pena guardare dove il modello presenta tensioni strutturali reali.

Il Guochao funziona perché attiva una memoria collettiva precisa, quella della Cina che ce l’ha fatta, dell’artigianato come orgoglio nazionale, dell’oro come continuità culturale. Fuori dalla diaspora cinese, quella memoria non esiste. Singapore e Hong Kong sono mercati relativamente sicuri perché quella connessione culturale è ancora presente. La vera verifica sarà l’Europa e il Nord America, dove la proposta di valore Gufa Jin dovrà reggersi senza la sponda identitaria che la alimenta in patria.

C’è poi il collo di bottiglia produttivo. La tecnica artigianale certificata non si industrializza senza perdere la ragione del suo premium. Con una crescita dei ricavi triplicata in un anno, la pressione sulla capacità produttiva diventa inevitabile e ogni compromesso sulla lavorazione è un compromesso sulla tesi centrale del brand.

Infine, la distribuzione selettiva è un asset finché è una scelta consapevole. Meno di 45 punti vendita globali generano la fila fuori dallo store di Shanghai. Ma se la domanda supera sistematicamente la capacità di servire il mercato, quella stessa fila smette di essere un segnale di desiderabilità e diventa un problema di customer experience. Il confine tra esclusività aspirazionale e inaccessibilità frustrante è sottile e si misura in minuti di attesa e qualità di quello che trovi dentro.

La domanda che i brand del lusso italiani dovrebbero farsi guardando la Cina

La lezione di Laopu Gold non è “crea scarsità e racconta una storia”. È più scomoda di così. Laopu Gold ha preso una tecnica produttiva con una certificazione culturale istituzionale e l’ha trasformata nel centro di gravità di tutto, pricing, distribuzione, esperienza, comunicazione. Non come scelta di marketing. Come punto di partenza.

I brand italiani del lusso siedono su un patrimonio manifatturiero che non ha nulla da invidiare alla Gufa Jin. Denominazioni geografiche, riconoscimenti UNESCO, secoli di storia artigianale documentata.

La domanda è una sola: lo stiamo usando come fondamento o come sfondo? Perché c’è una differenza. Ed è esattamente la differenza tra un margine del 41% e uno del 22%.


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