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Perché lo scandalo nel marketing coreano non si ferma mai

Perché lo scandalo nel marketing coreano non si ferma mai

Scandalo nel marketing coreano: primo piano di Kim Na-young in cucina in un'espressione dispiaciuta

Cinque secondi. Le braccia conserte di Jang Won-young davanti a un pop-up store, mentre ascolta lo staff. Nessuna parola fuori posto o gesto scomposto. Eppure basta un fotogramma isolato, per innescare un altro round di indignazione online. Poche settimane prima era toccato a un piatto di pasta. La conduttrice Kim Na-young veniva accusata di aver servito ai figli una porzione “troppo piccola”, tanto da spingerla a girare un intero video per dimostrare il contrario, ammettendo lei stessa di cucinare “di più” solo per placare gli utenti.

Non è cronaca rosa. È un sistema. Chi lavora di branding in Corea lo sa, lo scandalo nel marketing coreano non è un incidente di percorso, è un ingranaggio che gira a prescindere da chi ci finisce dentro.

Kim Na-young in cucina in un video YouTube mostra le porzioni di pasta dopo le critiche degli utenti coreani

Quattro fotogrammi del video YouTube in cui la conduttrice Kim Na-young risponde alle polemiche sulle porzioni di pasta.

Eokkka: cos’è l’indignazione fabbricata nel marketing coreano

C’è una parola per questo ed è la chiave di tutto: 억까 (eokkka), letteralmente significa “criticare per forza”. Indica quella critica che nasce non da un fatto, ma dalla necessità di trovare un fatto da criticare. Il pubblico coreano stesso la usa per prendere le distanze da sé stesso, con un misto di ironia e stanchezza. È il riconoscimento collettivo che il meccanismo esiste, che è visibile e che nessuno sa più come uscirne.

Gli addetti ai lavori dell’industria dell’intrattenimento lo ammettono apertamente: di fronte all’esplosione di contenuti su YouTube, chiedono che si smetta di costruire polemiche a tavolino, riconoscendo di non poter più garantire il livello di controllo tipico dell’intrattenimento tradizionale. Tradotto: il prodotto è diventato troppo grande per essere sorvegliato e la sorveglianza mancata è essa stessa contenuto.

Primo piano delle celebrity coreane Jang Won-young e Kim Na-young, protagoniste di polemiche online in Corea

I volti di Jang Won-young e Kim Na-young, i cui gesti quotidiani sono diventati casi di indignazione online.

Perché le agenzie coreane non fermano lo scandalo nel marketing coreano

Un dirigente di un’agenzia di intrattenimento citato in forma anonima da Newspim, ha detto, senza giri di parole, che l’unica alternativa sarebbe smettere del tutto di usare YouTube, o impedire a chiunque di filmare un solo istante di vita quotidiana delle celebrity. Una resa, più che una strategia. Perché il contenuto informale, la cena in famiglia, l’espressione stanca a un evento, è esattamente ciò che rende una celebrity vicina, umana, vendibile.

Toglierlo significherebbe uccidere il prodotto per proteggerlo. Le agenzie lo sanno e restano comunque esposte, perché lo scandalo nel marketing coreano non nasce da un errore di comunicazione, nasce dalla comunicazione stessa, dal fatto di esistere in pubblico ogni giorno, ininterrottamente.

Primo piano di Cha Eun-woo affiancato allo screenshot del suo post Instagram con la lettera di scuse in coreano

Il post Instagram con la lettera di scuse formale di Cha Eun-woo dopo lo scandalo fiscale sollevato in Corea.

Hwajeseong: la metrica che trasforma lo scandalo in una campagna

Non tutte le controversie sono uguali. Alcune vengono misurate, classificate. Quest’anno un’analisi basata su intelligenza artificiale ha stilato la top 5 dei casi più discussi del primo semestre nell’industria coreana dello spettacolo, mettendo al primo posto lo scandalo fiscale che ha coinvolto Cha Eun-woo e altri nomi noti, selezionato in base al principio del 화제성, letteralmente “capacità di generare discussione” insieme alla portata e reazione del pubblico.

La parola stessa, hwajeseong, è un indicatore che l’industria coreana tratta come un dato di business, non come un termometro morale. Se la controversia si misura come si misura una campagna, allora la controversia è, di fatto, una campagna. Lo scandalo nel marketing coreano smette di essere rumore di fondo e diventa un KPI travestito da crisi.

Bicchieri Starbucks schiacciati a terra durante una protesta in Corea con cartelli di boicottaggio sullo sfondo

Un momento della protesta contro Starbucks Corea, con tazze distrutte e loghi coperti da adesivi di contestazione.

Star marketing e rischio di brand in Corea: il caso Starbucks

Questo meccanismo non resta confinato all’industria dell’intrattenimento. Risale la china fino ai brand che quelle celebrity rappresentano. Un’inchiesta del Newsworker, firmata dal giornalista Lee Hyung-seok, ha osservato come basti un passo falso di una star per far vacillare l’intera reputazione del marchio a cui è associata, citando come esempio la controversia sulla distorsione storica nella serie MBC Perfect Crown (21세기 대군부인), ha riacceso il dibattito sui rischi dello star marketing.

Il caso più citato resta però quello di Starbucks Corea (ne ho parlato tantissimo su LinkedIn), una singola trovata comunicativa legata a un evento storico ha innescato una crisi tale da portare alle scuse dirette del vertice del gruppo e alla rimozione dell’amministratore delegato, mentre il settore si interrogava sul motivo per cui nessun livello di controllo interno avesse intercettato il problema prima della pubblicazione.

Il dettaglio interessante non è la caduta, è quello che è successo dopo. La fedeltà dei clienti abituali si è rivelata più solida del previsto e resta aperta la domanda se il boicottaggio informale nato online, il cosiddetto “탈벅”, letteralmente “uscire da Starbucks”, incida davvero sul lungo periodo o rimarrà un gesto simbolico. Lo scandalo nel marketing coreano, in questo senso, non distrugge sempre, a volte si limita a testare quanto è forte il legame che pretende di rompere.

Locandina della serie TV coreana Perfect Crown e schermata della petizione online per lo scandalo nel marketing coreano

Il poster ufficiale del drama Perfect Crown (21세기 대군부인) e la petizione per distorsione storica.

Scuse copia-incolla: il rito delle celebrity coreane dopo lo scandalo

L’industria ha standardizzato anche la risposta alla crisi ed è qui che il pubblico ha iniziato a fiutare la messinscena. Le celebrity coinvolte in polemiche minori tendono a pubblicare quelle che i commentatori definiscono ormai “복붙형 사과문”, scuse copia-incolla, formule ricorrenti che si somigliano tutte, arrivate solo dopo che il rumore è diventato ingestibile.

L’effetto collaterale è la stanchezza, non la fiducia. Un pubblico che riconosce la scusa come tappa prevedibile del copione smette di crederci. La scusa stessa diventa nuovo materiale da discutere, nuova prova che nulla è davvero sentito. A quel punto la crisi non si chiude, si trasforma in contenuto successivo.

Scandalo nel marketing coreano: selfie in ascensore di Kim Na-young con i figli e testo di scuse formali in coreano su sfondo nero

La presentatrice televisiva Kim Na-young ha immortalato i suoi due figli mentre si arrampicavano sui corrimano dell’ascensore e ha dovuto chiedere scusa dopo.

Scandalo nel marketing coreano: cosa cambia per chi fa strategia

Non c’è un colpevole unico. Non l’algoritmo, non il fandom, non l’agenzia, non il brand. Perché ognuno di questi attori trae un beneficio misurabile dal ciclo, anche mentre lo denuncia pubblicamente come esausto. Lo scandalo nel marketing coreano funziona perché nessuno ha davvero interesse a smontarlo del tutto. Le agenzie ottengono visibilità gratuita, i brand ottengono conversazione anche quando è ostile, le piattaforme ottengono tempo di permanenza e, il pubblico, ottiene il piacere della critica collettiva mascherata da vigilanza morale.

Chi costruisce strategia di marca guardando a questo mercato farebbe bene a smettere di chiedersi come evitare la prossima controversia e iniziare a chiedersi a chi conviene, esattamente, che continui ad arrivare.


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