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    “Viva la vulva” ma non quella di tutte. Le italiane non sono pronte per la campagna Nuvenia.

    Roberta S / 28 Novembre 2020 / Art, Media, Video, Web

    È circa un mese che smanio per scrivere questo post. Lo faccio? Non lo faccio? E che cavolo sì lo faccio! Perché le sponsorizzazioni della nota marca di assorbenti Nuvenia continuano a popolare le nostre bacheche social e i commenti indignati delle donne italiane ci inondano come il ciclo mestruale.

    Parole forti, tabù che vengono infranti. Mestruazioni, vulva. Sia mai, queste parole, vengano pronunciate a voce alta! La campagna pubblicitaria della Nuvenia è un inno al femminismo, è arte, è rompere tabù che le donne italiane non sono ancora pronte ad accettare. Una comunicazione che urla “La patata è la mia e ci faccio quello che voglio!”. Le pesche dello spot saranno anche mature ma i nostri tempi sono ancora acerbi.

    Da anni sostengo, mi batto, divulgo immagini da #vivalavulva. Lo faccio perché sono una donna, sono una creativa, femminista e fiera del mio corpo. Perché mai dovrei vergognarmi di un’opera d’arte come la vagina? Perché dovremo vergognarci di avere il ciclo che è la prova che, noi donne, siamo in grado di generare la vita? La vita signore, mica pizza e fichi.

    La campagna ha suscitato un mare di polemiche: “vergognosa”, “volgare”, “schifo”. Insomma alle italiane fa schifo essere femmine o meglio, fa schifo rendere omaggio a quella parte che ci rende femmine. In questi giorni è divampata un’altra polemica, il tutorial di una nota trasmissione pomeridiana che ci insegna a essere sexy e rimorchiare al supermercato. Trasmissione sospesa e critiche da ogni parte. Quello stereotipo femminile dovrebbe farci incazzare (passatemelo questo termine, asteriscarlo non mi renderebbe soddisfatta) non mostrare la nostra femminilità.

    Forse sono avanguardista e mi aspetto critiche da generazioni precedenti, che so, mia zia ottantenne che ancora si raccomanda che io non faccia il bagno in quel periodo. Ah! a casa mia lo chiamano Giovanni, sia mai i nostri padri o fratelli o cugini capiscano che siamo mestruate!

    Naturale, rasata, piccola, grande, chiara, scura, sensibile… c’è solo una vulva perfetta, la tua!

    Il messaggio che la campagna vuole divulgare è che comunque tu ce l’abbia è sempre perfetta e devi andarne fiera. Purtroppo molte di noi, fiere non ne vanno. Più nascondiamo la vagina e meglio è. Però se a imperversare nella comunicazione sono simboli fallici, elogi alle menti creative e standing ovation alle aziende. La femminilità non è il tacco a spillo, non sono le gonne corte, i vezzi e i rossetti, la femminilità è anatomia, quella parte che ora chiamano “irrispettosa”, “oscena”. Perché ci vergogniamo tanto di noi stesse? Meglio rappresentarci ai fornelli o mentre stiriamo che mentre ci cambiano un assorbente? La nostra essenza ci inorridisce dopo anni di censure e di mala educatión (citando un titolo di Almodóvar).

    Non è la prima volta che Nuvenia cerca di combattere i pregiudizi che ancora persistono nel mondo delle donne e io, da creativa, mi auguro che persista, perché prima o poi i tempi matureranno e potremo gridare: “Ho le mestruazioni” e non per indicare che siamo isteriche ma per rimarcare, fiere, che siamo donne!

    • Ho quasi una sessantina , sono una donna libera da sempre e senza inutili e antichi tabù. È la prima volta che invio un mio commento , ma sono veramente nauseata dai vostri discorsi pseudointelettuali. Avere le mestruazioni è naturale quanto defecare non per questo trovo che sia particolarmente piacevole alla vista un assorbente con del sangue o ,nel caso decideste di pubblicizzare la carta igenica, della carta con della merda. Ieri, oggi e spero domani il semplice cattivo gusto non può essere confuso con la lotta femminista.

      • Buonasera signora, sono stata molto combattuta se approvare o meno il suo commento perché trovo di cattivo gusto l’uso di termini volgari e parolacce, da lei purtroppo utilizzati. Essendo comunque contraria a qualsiasi forma di censura le do libero spazio e diritto di parola sul mio blog. Il suo commento mi rammarica molto, da donna, nonostante capisca perfettamente che la sua generazione abbia un concetto di femminismo completamente diverso dalla mia, probabilmente come ai suoi tempi era diverso per le donne della generazione prima. Se avesse speso 3 minuti del suo tempo per visionare il video della campagna di cui si parla, si sarebbe accorta subito che nessuno ha mai mostrato sangue. Probabilmente non sa neanche che moltissimi artisti, negli anni, hanno usato, per protesta, la tanto citata cacca (non uso la sua stessa volgarità, non credo serva anche se un’opera d’arte molto famosa si intitola con lo stesso termine che usa lei). Che nel 2021 gli assorbenti vengano tassati e non considerati un bene di prima necessità, che non si possa parlare di mestruazioni, che ci si debba vergognare della vagina è sconcertante. Noto molta rabbia nel suo commento che credo le abbia offuscato la vista e fatto leggere e interpretare male il mio post. Nell’articolo non si parla di sangue, non viene citato né mostrato, idem nella campagna Nuvenia. Perché ho usato del rosso nella mia illustrazione? Mi perdoni, sono un’artista abituata a utilizzare un linguaggio visivo molto forte ed è la prima volta che qualcuno si disgusta per mio disegno. Che le piaccia o meno, nel femminismo di quarta generazione, la lotta è anche questo. Il Femminismo fatto attraverso i canali web apre verso nuove prospettive e dà sempre più visibilità a tutta una serie di revisioni, sperimentazioni e riletture delle classiche ideologie femministe che ora si esprimono attraverso forme di protesta sempre più fantasiose, divertenti, spregiudicate, emotive, originali e perché no, aggressive. Un Femminismo che ribadisce l’esistenza di una sovrapposizione tra le diverse forme di oppressione che riguardano il genere, l’orientamento sessuale, la razza, la classe sociale e le normoabilità. Un Femminismo senza barriere che vuole coinvolgere sempre più persone, grazie alla sua capillare diffusione e che, scavando costantemente passo dopo passo nella società, è capace di determinare lenti ma costanti cambiamenti e traguardi, soprattutto grazie alla sua grande esposizione e visibilità mediatica.

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